Sant’Andrea di Conza

Sant’Andrea di Conza è un comune italiano di 1.696 abitanti della provincia di Avellino in Campania.

La storia “documentata” ha inizio con un atto di donazione redatto nel 1161 da Gionata di Conza e di Carinola con il quale il Conte Normanno, col consenso della sposa Stefania e dei figli Riccardo e Goffredo, cedeva “la chiesa di S. Andrea, che è situata tra il territorio della città di Conza e quello del castello di Pescopagano unitamente alla giurisdizione sugli abitanti del luogo e alle terre situate intorno alla stessa chiesa…. in proprietà perenne alla chiesa di S. Maria dell’Episcopato di Conza”.

L’origine del Casale, però, è controversa. Secondo alcuni autori, dopo il terremoto del 990, che distrusse la città di Conza, e per il dilagare della malaria, i Vescovi abbandonarono la sede abituale di Conza e si stabilirono nel territorio di S. Andrea, dove da tempo degli agricoltori conzani si erano insediati in un nucleo abitativo intorno alla chiesa dedicata a S. Andrea.

Altri farebbero risalire le origini all’alto Medio Evo, quando durante l’occupazione longobardica (VI-VII sec.), si diffuse il culto di S. Andrea Apostolo ad opera dei Bulgari, chiamati in Italia dagli stessi Longobardi per ripopolare alcune zone al centro Meridione desolate a seguito della guerra con i Bizantini. Mente i Longobardi rimanevano nei centri maggiori in rocche fortificate, i Bulgari si distribuivano nei “vichi” che presero il nome di “Casale di S. Andrea”.

Dal 1161 fino alla soppressione della feudalità, il feudo di S.Andrea appartenne alla mensa Arcivescovile. In seguito esercitarono il potere feudale le famiglie Del Balzo (XIV sec.), Gesualdo (XV sec.) e, sia pure in parte, le famiglie Ludovisi e Mirelli (XVII – XVIII sec.). Nel corso del 1500 la mensa arcivescovile di Conza riacquistò alcune antiche prerogative.

Nel 1560 l’Arcivescovo Girolamo Muzzarelli (1553 – 1561) ottenne dalla “Regia Camera della Sommaria di Napoli” la conferma della esenzione dalla tasse per “l’ Università di S.Andrea”. Dopo il Concilio di Trento, fu istituito nella diocesi il Seminario Metropolitano. L’Episcopio di S. Andrea divenuto residenza abituale estiva degli Arcivescovi di Conza (quella invernale era Santomenna), fu oggetto di continui restauri e numerose modifiche ed abbellito con opere di pregio artistico.

Durante il Rinascimento, il Casale si trasformò in un vero e proprio Paese, sviluppandosi intorno alla Chiesa Madre, e la popolazione crebbe notevolmente (55 fuochi nel 1494, 180 nel 1669 e nel 1700, 282 fuochi nel 1732). Nel 1607, fu decisa, con pubblico parlamento, la costruzione del convento dei padri francescani minori riformati.

L’opera fu realizzata nel luogo ove preesisteva la chiesa di S. Maria della Neve, una chiesa “semplice e rurale”, e portata a termine nella prima metà del secolo XVII. A cavallo tra il XVII e il XVIII sec. vi fu un periodo di intensa attività sismica: ricordiamo per tutti i disastrosi terremoti del 1694 e del 1732.

L’Arcivescovo Gaetano Caracciolo (1682 – 1709) fece ricostruire il Seminario ed edificare la vice cattedrale di San Michele in cui fu sepolto alla sua morte, arredandola con le preziose tele di Andrea Miglionico, pittore del seicento napoletano, allievo di Luca Giordano. Alla fine del ‘700, la terra di S. Andrea aveva un preciso assetto urbanistico, con le sue emergenze architettoniche, i suoi mulini ad acqua e le sue porte di accesso, tra cui quella tuttora esistente, denominata “porta della terra”. Con la venuta dei francesi e la costituzione della “Repubblica Partenopea”, il paese fu inserito nel dipartimento dell’Ofanto con capitale Foggia, nel cantone di Pescopagano.

Nell’età della Restaurazione, dopo una fase di turbolenze sociali civili e politiche, S. Andrea visse una seconda rinascita, soprattutto per merito dell’arcivescovo Michele Arcangelo Lupoli (1818 – 1832). Il paese ha vissuto anche il brigantaggio e le contrade furono lo scenario di scorribande e tentativi di ribellione di ogni sorta.

Scriveva il prof. Angelo Acocella nel 1905 a proposito di S. Andrea: “se non fosse per il poco numero di abitanti che non arrivano a 3.000, S. Andrea di Conza potrebbe dirsi una allegra cittadina, ove nulla manca, perché in esso si nota: attività di commercio, pubblici uffici, scuole, opifici di bravi artisti, allegria e gentilezza d’animo, un circolo e una Società di Mutuo soccorso (N.d.R. fondata nel 1881), c’è in breve, tutta una nobiltà di vita come va presa e considerata da una gente che trova nell’onesto e quotidiano lavoro la felicità e la gioia”.

Per il resto, la storia di questo secolo è storia comune per tutti i paesi del sud, segnata dalle sue guerre, dalla crisi di lavoro, dall’emigrazione, dalle passioni politiche della giovane democrazia italiana. S. Andrea ha conservato, comunque le sue caratteristiche di comunità industriosa per la vitalità, l’ospitalità dei suoi abitanti, la laboriosità e la competenza dei suoi artigiani.

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