Lacedonia

Lacedonia (Cerònne in campano) è un comune italiano di 2.427 abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Lacedonia è un centro agricolo dell’Appennino sannita. Dista da Avellino 87 km circa. Il centro storico (chiamato La cittadella dagli abitanti) è collocato su una collina e conserva la sua originaria struttura abitativa, nonostante i tanti terremoti che l’hanno più volte devastata nel corso dei secoli.

Lacedonia era abitata fin dall’età eneolitica: lo confermano resti di armi in rame e altri reperti rinvenuti nel suo territorio.

Gli aborigeni abitavano in una località oggi chiamata “sotto le rupi”, che era costituita da grotte scavate nel tufo. Notizie certe si fanno però risalire all’epoca degli Osci che la chiamavano Akudunniad (in osco significa madre cicogna).

Secondo la tradizione, nel 293 a.C. a Aquilonia (oggi Lacedonia), in località “Chiancarelle”, si combatté la battaglia decisiva della terza guerra sannitica: venne vinta dai romani che annientarono la potente legione Linteata.

Tuttavia, secondo più recenti ipotesi, la battaglia si svolse ad Agnone in Molise. Sotto il dominio romano Lacedonia era un importante municipium; vi erano assessori delle finanze e alle opere pubbliche, consiglieri e una confraternita addetta al culto di Augusto.

I romani costruirono a Lacedonia delle piscine, le terme, l’anfiteatro, lavatoi, giardini pubblici e, nella località “i capi dell’acqua”, una mutatio (una stazione destinata al cambio di carri e cavalli). Lacedonia venne in seguito donata, nel VI secolo, ai Benedettini dall’Imperatore d’Oriente Giustiniano. In seguito passò sotto il dominio prima dei Longobardi (che nel 568 avevano invaso l’Italia bizantina), poi dei duchi di Conza e infine dei Normanni (che guidati dal Guiscardo nell’XI secolo conquistarono tutta l’Italia meridionale).

Ai tempi dei Normanni il feudo di Lacedonia apparteneva a Riccardo Balbano: egli inviò sessanta fanti e sessanta cavalli alla terza crociata. I Balbano governarono il feudo di Lacedonia fino all’avvento di Carlo d’Angiò, che tolse il feudo a questa potente famiglia feudale.

Il feudo passò poi alla famiglia Orsini, Principi di Taranto. Uno di essi, tale Gabriele Orsini, ricostruì la città ridotta in macerie dal terremoto del 5 dicembre 1456 chiudendola in una cinta muraria con fossato e quattro porte. Nella notte tra il 10 e l’11 settembre 1486 i baroni ribelli si radunarono nella chiesa di Sant’Antonio e congiurarono contro il Re Ferrante I d’Aragona e il figlio Alfonso, duca di Calabria.

L’avvenimento, narrato dallo storico napoletano Camillo Porzio, coinvolse Papa, Principi e Sovrani e mise a rischio il dominio aragonese sull’Italia meridionale. La congiura venne rievocata in alcuni versi del poeta Giovanni Chiaia: «Di Lacedonia ecco la roccia alpestre/là i rubelli a vendicar le offese/sull’Ostia Santa staser le destre/sperder giurando il seme aragonese». Nel 1501 Baldassarre Pappacoda, consigliere e amico del re Federico I prese possesso del feudo e costruì il Castello Nuovo.

I Pappacoda tennero il feudo fino al 1566, quando Feudo e Castello vennero venduti ai Doria, che vi rimasero fino al 1806, anno in cui Napoleone Bonaparte abolì il feudalesimo. Nel XVIII secolo visse a Lacedonia Gerardo Maiella, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Egli guarì i malati, convertì i peccatori, aiutò i poveri e fece molti miracoli. Lacedonia è stata sede vescovile fin dall’XI secolo. Simeone, il primo vescovo, è noto per aver inaugurato nel 1059 l’Abbazia di San Michele Arcangelo.

A lui sono succeduti altri 69 vescovi.

La Diocesi è stata accorpata nel 1986 a quella di Ariano Irpino. Il co-patrono del paese è San Filippo Neri.

In seguito al terremoto del 1930, il regime fascista ricostruì la città con case antisismiche. A Lacedonia sono presenti varie scuole tra cui la più prestigiosa è l’Istituto Magistrale De Sanctis che venne fondata proprio da Francesco De Sanctis.

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