Adotta un Paese – immaginare un nuovo avvenire

Il progetto, nato dall’Istituto Maffucci di Calitri, si propone di far riscoprire ai ragazzi le eccellenze della nostra provincia per spingerli ad immaginare insieme un nuovo avvenire.

Attraversare vecchi sentieri dimenticati, sostare in piazze il cui nome è stato sbiadito dall’incedere delle epoche, sostare nei pressi di antiche botteghe che furono scuole d’eccezione per tanti novelli artigiani, riscoprendo l’antica bellezza che giace sopita nei borghi d’Irpinia. Questo è il presupposto che anima i giovani dell’istituto artistico Maffucci di Calitri che, da sette anni, portano avanti l’iniziativa “Adotta un paese”, progetto che si propone di rilanciare l’entroterra della nostra provincia facendo leva sulle unicità che caratterizzano i nostri territori.

Decine di ragazzi che, come novelli esploratori, attraversano le stradine dei nostri comuni lasciandosi guidare da un solo comandamento, quello della bellezza. Ogni arco suggestivo, ogni abitazione caratteristica dal tetto basso, ogni strada che s’affaccia su panorami straordinari, rappresenta un buon motivo per sostare e ritrarre i meravigliosi scorci che connotano la nostra provincia attraverso scatti fotografici o bozzetti fatti a mano. Il materiale raccolto diviene, poi, oggetto di laboratori collettivi nei quali i ragazzi danno vita a dei percorsi multi-sensoriali che alternano rappresentazioni tradizionali, come la modellistica in ceramica, ad altre che si avvalgono di tecnologie di ultima generazione, come il linguaggio 3D. Lo scopo è dar vita ad una nuova narrazione del territorio che parta dai più giovani e si ponga come anello di congiunzione fra un passato glorioso ma ,spesso, dimenticato e un futuro tutto da scrivere.

«Il nostro obiettivo – Spiega Gerardo Vespucci, dirigente del Maffucci – è sviluppare nei giovani quella coscienza territoriale che li spinga a vivere le dinamiche che regolano la vita della provincia da protagonisti e non come spettatori. Riscoprire la bellezza di questa terra e studiarne le criticità che minacciano il futuro, per stimolare la sensibilità dei giovani spingendoli a immaginare insieme delle prospettive di sviluppo per la nostra Irpinia».

Il percorso è partito nel 2008 dal comune di Monteverde,fregiatosi recentemente di titolo di secondo borgo più bello d’Italia, e ha coinvolto Sant’Andrea di Conza, Conza della Campania, Calitri, Aquilonia, Cairano, Morra de Sanctis, Bisaccia e Lacedonia. Paesi accomunati da un rapporto simbiotico con l’ambiente circostante, quel panorama selvaggio dominato da distese verdi sconfinate, filari di vite che si estendono a perdita d’occhio, pareti montane sulle quali è ancora possibile vedere greggi di pecore in cammino, pagine che compongono l’altro libro della nostra storia coi quai questi ragazzi sono chiamati a confrontarsi. Dalle gite lungo il corso dell’Ofanto alle passeggiate fra i nostri tanti noccioleti, passando per le arrampicate sulle pareti del Formicoso, sono tutte splendide occasioni per conoscere eccellenze e potenzialità di una terra ancora vergine.

Ma i paesi scelti sono anche accomunati dalla stessa profonda cicatrice che il terremoto dell’80 ha inciso con maggior vigore in questa porzione d’Irpinia: dove migliaia di abitazioni e famiglie sono state spazzate via. Proprio alla luce di questo tragico passato, la sfida di questi ragazzi si arricchisce di ulteriori sfumature e si contestualizza come un primo esempio di quel passaggio di consegna fra vecchia e nuova Irpinia. Un passaggio di consegna fra chi si rappresenta, ancora oggi, come la provincia del terremoto, vittima di una ricostruzione scellerata e chi, invece, senza rigettare la propria memoria, in quel passato ricerca barlumi di bellezza sui quali edificare una nuova suggestione di futuro. Il disegno della nuova Irpinia passa, certo, dalla riscoperta delle sue risorse, ma anche e sopratutto dalla capacità di saperle raccontare e di sapersi raccontare in una nuova veste. Se tutti siamo, infatti, d’accordo che i panorami straordinari, le eccellenze eno-gastronimiche, le risorse energetiche, siano il perno sulla quale edificare il futuro della nostra provincia, altrettanto nevralgica si rivela la capacità di votarsi al culto della bellezza in tutte le sue declinazioni. A partire dalle nostre generazioni più giovani che hanno il diritto, prima che il dovere, di immaginare in questa terra il proprio futuro e quello dei propri figli.

Il culto della bellezza inizia dai piccoli passi: dopotutto, come disse il nostro Assessore alla Cultura in tempi non sospetti, per fare bellezza non ci vuole molto, anzi, talvolta basta un niente. Talvolta sono sufficienti dei ragazzi con un grande sogno.

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