Calitri

Calitri (Caletrium o Aletrium in latino, Alètrion in greco antico, Calìtre in dialetto locale) è un comune italiano di 4.866 abitanti della provincia di Avellino in Campania situato lungo le rive del fiume Ofanto. Capoluogo della Comunità montana Alta Irpinia.

È il terzo paese per dimensioni territoriali della provincia.

Situato su una collina a 601 metri di altezza, in Provincia di Avellino, confina con la Basilicata. Il territorio di Calitri è attraversato dal fiume Ofanto e da tre suoi affluenti: Ficocchia, Cortino (o Isca) e Orata.

Le prime tracce della presenza umana nel territorio di Calitri risalgono al Neolitico, cui appartengono alcuni utensili in selce levigata conservati presso il Museo Irpino di Avellino. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), elencando le popolazioni irpine, parla della colonia degli

Aletrini, dando conferma della presenza di una comunità nella zona dove sorge Calitri.

Nel periodo medioevale, Calitri è uno dei tanti centri sottoposti all’amministrazione longobarda prima e normanna e sveva poi. Proprio sotto queste due dinastie l’insediamento calitrano conosce un periodo di crescita e prosperità. Al tramonto dell’Impero romano, la storia di Calitri è strettamente legata alle diverse sorti che nei secoli vivrà l’ampio feudo di Conza, importante punto strategico del meridione. Durante la dominazione normanna, il feudo di Calitri venne affidato ai Balvano, mentre sotto il regno di Federico II di Svevia appartenne al regio demanio.

Nel 1304 Calitri passò ai Gesualdo, principi di Venosa che ne ebbero il possesso per tre secoli. Con i Gesualdo, Calitri conobbe la sua epoca d’oro e l’antico castello venne trasformato in una sontuosa dimora signorile. Dopo i Gesualdo, Calitri passò ai Ludovisi che, nel 1676, lo cedettero alla famiglia Mirelli.

Durante il terremoto dell’8 settembre 1694 il famoso castello di Calitri fu completamente distrutto e morì il principe Mirelli. I superstiti della famiglia Mirelli optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina ricostruendo il palazzo baronale più a valle. L’area del castello divenne, dal XVIII secolo in poi, oggetto di grosse modifiche fino ad essere completamente abbandonata a sé stessa. Nel 1784 vi venne esposta, sulla porta di Nanno, la testa del brigante Angelo Duca, che aveva imperversato nella zona con scontri vittoriosi contro l’esercito borbonico, giustiziato a Salerno.

Dopo l’unità d’Italia la storia di Calitri si confonde con quella di tanti altri centri dell’Italia meridionale: brigantaggio, emigrazione, latifondismo baronale, lotte per la spartizione della terra. Nel 1861 fu conquistata dagli uomini del brigante lucano Carmine Crocco, assieme ad Aquilonia e Sant’Andrea di Conza.

Nel 1910 e nel 1930 dei sismi di notevole magnitudo colpirono Calitri; nella Prima guerra mondiale Calitri diede un notevole contributo alla causa nel 1915 e nel 1918, nel 1924 eressero una Vittoria Alata che ricorda le 120 vittime del conflitto. Nel ventennio fascista vennero realizzate molte opere pubbliche. Nel febbraio 1941 è stata teatro dell’Operazione Colossus.

Nel 1943 arrivarono le truppe tedesche che distrussero molti ponti tra cui quello sull’Ofanto. L’8 settembre, giorno in cui si celebra la natività della Beata Vergine Maria (giorno di festa per i calitrani), una radio annunciò che l’Italia aveva chiesto l’armistizio: i calitrani pensarono alla fine della guerra, ma a Calitri si combatterà, comunque, una battaglia contro i Tedeschi in ritirata.

La mattina del 29 settembre dello stesso anno, dei facinorosi si rivoltarono e malmenarono l’allora sindaco conte Salvatore Zampaglione e l’ex podestà, saccheggiarono lo stesso palazzo e uccisero alcuni componenti della famiglia Ricciardi.

Nel Secondo dopoguerra ai vertici nazionali c’era la Democrazia Cristiana, tra cui spiccò Salvatore Scoca che fu più volte ministro; Calitri risentì con lieve ritardo anche del boom economico: in quegli anni Calitri divenne il più importante centro dell’Alta Irpinia grazie al potere attirante dei suoi istituti scolastici (Scuola Media, ITC, Istituto d’Arte, Liceo Scientifico, Istituto Professionale). Negli anni sessanta la SALCA, fabbrica locale produttrice di laterizi, conobbe uno sviluppo crescente, tuttavia ciò non evitò l’emigrazione verso il Settentrione e l’Europa.

Il terremoto catastrofico del 23 novembre 1980 provocò due decessi e l’inagibilità di gran parte del centro storico.

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